NOMINA DONNARTE 2020

DonnArte 2020

Dicembre 2020, Roma, Italia

Il Tempo delle Donne ha il grande onore di consegnarle il titolo di “DonnArte 2020” a Rosaria di Donato per essere un’artista unica considerata una delle donne che sono oggi un esempio per le nuove generazioni.
La nomina è stata consegnata online, da “Il Tempo delle Donne”, ad assegnare il titolo Rita Valenzuela, presidente e fondatrice del progetto che porta alla luce il lavoro di moltissime donne che contribuiscono, attraverso l’arte, alla crescita e alla diffusione di opere uniche.

Rosaria Di Donato è nata a Roma dove vive. Laureata in filosofia (quadriennale e specialistica), insegna in un liceo classico statale.
Ha pubblicato quattro raccolte di poesia: Immagini, Ed. Le Petit Moineau, Roma 1991; Sensazioni Cosmiche, Ed. Le Petit Moineau, Roma, 1993; Frequenze D’Arcobaleno, Ed. Pomezia-Notizie, Roma 1999; Lustrante D’ Acqua, Ed. Genesi, Torino 2008. Ha partecipato all’antologia Nuovi Salmi a c. di Giacomo Ribaudo e Giovanni Dino, Ed. I Quaderni di CNTN, Palermo 2012. Alcuni suoi testi sono presenti in Voci dai Murazzi 2013, antologia poetica a c. di Sandro Gros Pietro, Ed Genesi, Torino 2013. Ha partecipato con il gruppo Poeti per Don Tonino Bello alla realizzazione di Un sandalo per Rut Oratorio per l’oggi, Ed. Accademia di Terra D’Otranto - Collana Neobar, 2014. E’ presente nell’antologia I poeti e la crisi a c. di Giovanni Dino, Fondazione Thule Cultura, Bagheria 2015.
Ha pubblicato l’ebook Preghiera in Gennaio nella collana Neobar eBooks nel 2017. Ha partecipato all’ eBook n. 217: Proust N.7 - Il profumo del tempo, di Aa. Vv. (LaRecherche.it - Un accordo di essenze). Ha partecipato all’antologia “Ho sete, l’Arte si fa Parola”, a c. di Maria Pompea Carrabba e Ella Clafiria Grimaldi, Ed. SarpiArte 2020. Collabora a riviste di varia cultura e i suoi volumi si sono affermati sia in Italia che all’estero, con giudizi critici di Giorgio Barberi Squarotti, per esempio, e traduzioni di Paul Courget e Claude Le Roy (riviste Annales e Noreal).
Partecipa al blog Neobar di Abele Longo e a vari siti letterari sul web. Vincitrice di alcuni premi di poesia, si interessa di arte, cinema, fotografia. Dal 2016 cura un laboratorio di scrittura creativa nel Liceo in cui insegna.

Saamiya Yusuf Omar

Nasce nel 1991 in una famiglia povera di Mogadiscio: la madre è una venditrice di frutta..

Da sempre Saamiya ha la passione e l'attitudine per la corsa; quando Mo Farah, celebre mezzofondista britannico di origine somala, appare su un giornale, lei lo appende nella camera che divideva con i suoi fratelli, nella speranza di poter diventare come lui ma gareggiando per il suo paese, la Somalia.

Dopo aver vinto tutte le gare per dilettanti somale, inizia a partecipare a gare per professionisti con l'aiuto del centro olimpico somalo, situato a Mogadiscio. Nel maggio del 2008 gareggia nei 100 m piani ai Campionati africani 2008, concludendo in ultima posizione la sua batteria.

Partecipa ai Giochi olimpici di Pechino 2008 nella gara dei 200 m, ottenendo il record personale di 32"16, l'ultimo tempo di tutte le batterie, venendo però comunque incoraggiata e applaudita dal pubblico presente allo stadio. Successivamente alla gara tutti i giornalisti la intervistano e lei commenta: "Avrei preferito essere intervistata per essere arrivata prima, invece che venire intervistata per essere arrivata ultima."

Incerte sono le circostanze della morte di Saamiya. Il connazionale Abdi Bile, ex mezzofondista e medaglia d'oro dei 1500 metri piani ai mondiali di Roma 1987, citato dalla scrittrice Igiaba Scego, sostiene che Saamiya è morta annegata nell'aprile del 2012, mentre stava cercando di raggiungere le coste italiane su un barcone di migranti partito dalla Libia, che ha fatto naufragio al largo di Malta. La giornalista Teresa Krug, di Al Jazeera, a lungo in contatto con lei, conferma successivamente che Saamiya avrebbe viaggiato attraverso Etiopia, Sudan e Libia con l'intento di giungere in Europa per trovare un allenatore che la mettesse in grado di partecipare ai Giochi olimpici di Londra 2012; ma all'inizio di aprile del 2012 sarebbe morta annegata nel naufragio dell'imbarcazione diretta a Lampedusa. La notizia della morte è poi stata confermata dalle agenzie di stampa internazionali.

La vita di Saamiya Yusuf Omar è stata raccontata nel romanzo Non dirmi che hai paura, scritto da Giuseppe Catozzella ed edito da Feltrinelli il 12 gennaio 2014, romanzo poi pubblicato in tutto il mondo, che è valso a Giuseppe Catozzella la nomina a Goodwill Ambassador UNHCR, Ambasciatore per l'Agenzia dei Rifugiati delle Nazioni Unite.

SAMIA

"sono io samia nube dissolta nel vento

onda mai giunta alla riva sono io

samia corrente gelida inarrestabile

che solca oceani di luce sola come

un punto nel cielo

 

intemerata sfida  il pregiudizio

     svelata (corre) va oltre la morte corre ancora vince sono io samia" 

di Rosaria Di Donato poesia omaggio

di Samia Yusuf Omar 

DonnArte 2020

Il Tempo delle Donne

HINA

hina ventisette coltellate al  petto e al volto

chi lo decise chi imbastì il tranello

caina attende i folli traditori

caina è qui non-luogo poetico

è l’inferno del mondo in cui viviamo

hina ventisette coltellate 

al petto e al volto
 

 

di Rosaria Di Donato

poesia omaggio di Hina Saleem

DonnArte 2020

Il Tempo delle Donne

Hina Saleem

Gujrat19 dicembre 1985 – Zanano di Sarezzo11 agosto 2006) è stata una ragazza pakistana uccisa in Italia dai parenti come punizione per non volersi adeguare agli usi tradizionali della cultura d'origine.

Il delitto è stato per molto tempo al centro delle cronache, non solo italiane, sia per la sua efferatezza sia perché il contesto in cui era maturato poneva drammaticamente al centro del dibattito dell'opinione pubblica i problemi della convivenza tra culture molto diverse, le difficoltà di integrazione e il ruolo dell'islam, delle tradizioni ancestrali e della difesa dei diritti umani.

La vicenda si svolse nell'estate del 2006. Hina Saleem, poco più che ventenne, era nata in Pakistan ed emigrata in Italia a 14 anni, nel 1999, per ricongiungersi alla famiglia che viveva a Sarezzo. Si era integrata molto presto nella società italiana, imparando rapidamente la lingua, stringendo amicizie, frequentando scuole e mostrando una forte volontà di indipendenza rispetto alla famiglia. Già nel passato Hina aveva avuto forti dissapori con la famiglia, ed era anche fuggita di casa, firmando, il 4 marzo 2003, una denuncia per maltrattamenti ed abusi. Altre due denunce verranno fatte negli anni seguenti, ma al momento del processo non se l'era sentita di confermare le proprie accuse ed aveva ritrattato. Per questo, era scattata automaticamente una denuncia di Hina per calunnia, dalla quale venne assolta solo dopo la morte.